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Progetto a cura del prof. Claudio Mariotti

 

Cari ragazzi,

forse qualcuno di voi avrà colto nel titolo di questo spazio, Il posto delle fragole, una citazione dall’omonimo  film di Bergman. Ma non è a quel film che pensavo. Avevo in mente, invece, una sequenza di Il settimo sigillo dello stesso regista (lo conoscete?), che ha come protagonista un cavaliere, Antonius Block,  tormentato dalla sua ansia esistenziale. Però, a un certo punto, la sua inquietudine ha una tregua: questo avviene quando, assieme a Jof e Mina, due girovaghi, assapora fragole e latte. Quelle fragole e latte per me sono sempre state il corrispettivo del pane e del vino della redenzione: è infatti grazie a questo momento che il Cavaliere spinge la propria riflessione verso nuovi orizzonti: verso l’amore umano, esemplificato in Jof e Mia verso il figlio, come fonte di spiritualità certa e riconoscibile, nel vuoto in cui invece si trova a vivere. La scoperta dell’altro (da scriversi con la maiuscola, se volete) lo porterà a sottrarre i girovaghi alla morte. Se l’arte ci potrà salvare, non so; certo ci può confortare. Di contro a una società che sempre più ci ha imposto di fare, di essere attivi (in mille attività, in mille progetti) oggi ci viene chiesto di stare (#iorestoacasa), lontani dagli altri. È l’occasione per riscoprire noi stessi, è l’occasione per capire che alla sofferenza non si sfugge, anche se la subiamo innocenti. Si tratta invece di attraversare il suo territorio: l’arte può aiutarci a passare sotto questa tempesta. Forse oggi, niente è più utile di quest’arte che non ha utilità e che può renderci più liberi e più umani.

 

 

 

 E. Montale, Mottetti, XVI